Martedì, Dicembre 12, 2017

Il minotauro infranto

Chi è dunque il Minotauro? E davvero la bestia spaventosa che divorava I giovani ateniesi nelle profondità del suo antro oscuro, come tramanda la versione dei greci guerrieri, polemici, figli di Micene e lettori dell’Iliade?

Di quei greci che, forse, non potevano comprendere Cnosso, l’enigma di una civiltà irenica?
E Teseo che uccide il Minotauro non può, forse, indicare i micenei che occultano la civiltà minoica, una civiltà artistica, tecnica, ma senza armi e senza schiavitù?
E veramente la vitttoria della ragione sull’istinto, com’è interpretato fin dalla tarda antichità o è il segno della voglia di rimuovere il “diverso”, di padroneggiare il mistero, di “normalizzare” l’eccezione, di esorcizzare la complessità e, dunque, segno di profonda crisi nel passaggio da una civiltà irenica a una civiltà guerriera basata invece sulle logiche della difesa, dell’attacco, dei rapporti di forza e di dominio?
In realtà, ci dice Pierre Lévy, “… il palazzzo di Cnosso è infinitamente complesso, ma aperto sul cielo e il sole grazie alle sue corti e ai suoi cavedi, affaciato sul mondo e sulla città grazie alle sue porte e finistre. Non avendo eretto mura difensive, i minoici hanno inventato il labirinto, ovvero la complessità culturale, l’intelligenza collettiva proiettata nello spazio architettonico”.
E quel palazzo di luce, labirinto bianco, traccia architettonica di una gioia di vivere, di una bellezza, di una leggerezza sovrane, diventa agli occhi dell’attitudine guerriera, che non sa far altro che ritrovare se stessa ovunque, il labirinto nero, la trappola mortale abitata da un mostro divoratore di uomini.
E la donna, pur essendo l’unica in grado di intuire la soluzione del mistero, è vista come gregaria, semplice ancella dell’eroe che purifica con le sue gloriose gesta l’inconfessabile onta di Pasifae.
Il Minotauro Infranto, sembra tentare un ritorno all'archetipo, al significato originario, al labirinto come segno dell'intelligenza che si fonda non sul possesso della verità, ma sulla sua contrastata ricerca, alle sorgenti delle civiltà mediterranee in cui musica, canto, gesto, segno esprimono vibranti emotività che si nutrono degli umori segreti della terra.
Non una fredda operazione dell'intelletto, né un'ardita dimostrazione di perizia tecnica, ma una sorta di ricongiungimento ai flussi emozionali della materia.
Il labirinto, secondo la tradizione percorso iniziatico che non concede il privilegio della vista né quello dell'orientamento, diviene articolato diaframma spaziale dai connotati non spessi e rigidi, ma mutevoli e sfumati entro cui si svolge una vicenda scossa da emozioni profonde.
L'uccisione del Minotauro non è apoteosi, trionfo, ma intimo contenuto dolore. Arianna diviene la palpitante, disorientata, appassionata protagonista. L'impianto coreografico non è lineare, è multiplo, a spirali, a vortici; i ritmi della danza moltiplicano lo spazio e lo rendono flessibile, indefinito.
Lo struggente dubbio predomina sul rigido e incontrovertibile stereotipo.
ILARIO LUPERINI


Danzatori interpreti:
Minotauro: Nuria Sala Grau
Arianna: Flavia Bucciero
Teseo: Silvia Fontana
giovanetti:Simona Baracico, Eva Berti, Ignazio Nurra, Ilaria Sabatini.

Musica: Eugenio Colombo con
E.CO: Ensemble per l’Esperienza Contemporanea.
Mezzo soprano: Silvia Schiavoni.
Scenografia e Costumi: Beatrice Meoni.

Coreografia e soggetto: Flavia Bucciero
Collaborazione alla coreografia con il Bharata Natyam: Nuria Sala Libretto: Silvia Schiavoni e Flavia Bucciero
Prodotto dalla: Compagnia Movimentoinactor

 

Creazione del 1998-1999

Performances Selezionate:

Studi Sul Labirinto 23-24-25 ottobre 1998, Centro San Paolo all’Orto a Pisa.
Rassegna “Alle Origini della Danza” Dall’India al Mediterraneo, Il 9- 10- Aprile 1999 Chiesa di San Paolo.
Rassegna “Strada Facendo”, il 16 luglio 1999 Teatro Verdi di Pisa.