Martedì, Dicembre 12, 2017

Bharatanatyam

Bharatanatyam Fotografie Melina Mulas

Il Bharatanatyam é una sintesis tra varie discipline artistiche: danza, teatro, poesia, ritmo e musica. Le sue origini risalgono addirittura al secondo millenio a.C., attinge al repertorio mitico e rappresenta la gesta degli dei con un preciso linguaggio corporeo che è stato codificato a partire dai primi secoli dell'era cristiana nel "Natyashastra", un ampio trattato concernente il teatro, la danza e la musica.

Tra i principali stili di danza classica indiana è uno dei più importanti, praticato nello stato del Tamilnadu, sud dell'India.
Una danza ieratica, quasi una matematica del movimento che obbedisce a rigorose tecniche di tempi e di gesti.
Si caratterizza per la sua geometria delle linee, la velocità e la ricchezza ritmica, combinato con un elaborato linguaggio delle mani e una raffinata mimica del volto.
E' una disciplina complessa che richiede concentrazione e dedizione, e che coinvolge la totalità dell'essere.

LA DANZA DEGLI DEI

La danza le cui origini risalgono addirittura al secondo millenio a.C, attinge al repertorio mitico e rappresenta la gesta degli dei con un preciso linguaggio corporeo che è stato codificato a partire dai primi secoli dell'era cristiana nel "Natyashastra", un ampio trattato concernente il teatro, la danza e la musica.

Lo spettacolo tradizionale, vera e propia sacra rappresentazione, si articola in una serie di brani nei quali si alternano due tipi di danza, una cosiddetta "espressiva" che racconta l'evento mitologico servendosi di un rigoroso vocabolario di gesti, abbinaya; l'altra definita "pura", nritta,
nella quale l'artista esprime le propie emozioni attraverso movimenti e coreografie più libere.

Tra i vari stili di danze tradizionali che si sono sviluppati nel corso dei secoli, uno dei più noti è il bharatanatya, nato prima del Mille nella zona di quello che è oggi lo stato del Tamilnadu, nell'India del sud. Ad eseguirlo, fino al secolo scorso, erano le devadasi , le "ancelle degli dei", fanciulle dedicate dalle loro famiglie al servizio rituale nei templi, istruite nella danza e in altre arti raffinate, che godevano di alta considerazione sociale.

Le vicende storiche, tuttavia, portarono alla decadenza dell'istituzione delle devadasi che vennero perdendo il loro ruolo sacrale, con conseguente svalutazione anche del bharatanatya . Agli inizi del nostro secolo un gruppo di personalità illuminate, tra cui la grande danzatrice Rukmini Devi, si adoperò per salvare dall'oblio e riportare all'antico splendore tale nobile arte.

Sorta di preghiera in movimento, il bharatanatya raffigura il gioco degli dei e la loro interazione con il mondo umano, esprimendo al contempo i nove sentimenti fondamentali dell'anima: l'amore, la gioia, la pena, la collera, l'eroismo, la paura, l'indignazione, lo stupore e la pace.
L'artista grazie alla sua sensibilità, fa propio l'evento mitico che si accinge a rappresentare e che conosce nei minimi detagli, trasformandosi così nel personaggio che interpreta e vivendone il dramma o la gioia con totale compartecipazione.

Benché l'insegnamento sia trasmesso anche da maestri, l'esecuzione é affidata a danzatrici che generalmente si esibiscono in "a solo", drappeggiate in serici sari , cinque metri di stoffa avvolta attorno alla vita e passata sopra la spalla, oggi spesso sostituita da attillati pantaloni su cui si apre un ventaglio di pieghe. Il bolerino, la stola, numerosi gioielli, le cavigliere tintinnanti e un'acconciatura di fiori completano l'abbigliamanto delle danzatrice, il cui trucco elaborato serve ad evidenziare l'espressione del viso e il mobile gioco degli occhi. L'accompagnamento musicale é affidato al violino, il flauto, il mrudangam (percussione), ai cembali e all'armonio, mentre chi canta intona le strofe che narrano l'evento mitico, mimato nei brani di danza espressiva, e scandisce le sillabe che ritmano le esibizioni di danza pura.

La lunga preparazione e la disciplina a cui per anni si è sottoposta le permettono di liberarsi della sua individualità e di assumere una personalità universale interprete di un'emozione che non è quella del singolo, ma appartiene all'umanità. Così lo spettatore, contemplando la danza, entra in sintonia con l'artista e vi si identifica, sperimentando il sentimento strinseco. E dato che questo è vissuto nella dimensione mitica, al di là del tempo e dello spazio, ovvero del contingente, lo spettacolo diventa evento cosmico: i gesti profani si trasfigurano in sacra rappresentazione e attraverso la danza l'uomo dialoga con Dio. La tradizione del bharatanatya si è mantenuta intatta al Kalakshetra, il "Santo luogo dell'arte", fondato nei pressi di Madras da Rukmini Devi secondo le modalità degli antichi ashram, oasi idilliche di vita comunitaria, ove la diretta trasmissione fra maestro e discepolo è volta a realizzare l'utopia dell'arte perfetta e spiritualizzata. Lungi dall'essere forma estetizzante fine a se stessa, bharatanatya diviene sottile scienza di vita che insegna a conoscere se stessi e a leggere nella realtà la profonda bellezza che allude ad un altro piano dell'essere, quello divino.

Marilia Albanese.


Questo articolo è stato pubblicato nella rivista "Tutto Danza", state 1999, assieme al servizio fotografico di Angelo Redaelli.